
«Un libro è l’eredità più preziosa che un uomo possa lasciare»: queste tra le parole più dense usate dall’ex direttore della biblioteca Gambalunga Piero Meldini, alla presentazione del libro postumo del giornalista e divulgatore scientifico Marco Pivato, scomparso prematuramente il 23 marzo 2022.
C’era una sala gremita e commossa alla Cineteca gambalunghiana, lo scorso 8 aprile, dove insieme all’ex direttore della biblioteca hanno presenziato sul palco anche la poetessa Rosita Copioli e Federico Tagliatti.
Dopo l’improvvisa morte di Marco Pivato, nel suo computer è stato trovato un romanzo inedito, e pressoché completo, forse in attesa di un’ultima revisione, come spiega Meldini nella prefazione a Ascoltami, non dire nulla, edito da Vallecchi.
Il protagonista è uno scienziato cinquantenne che lavora a Gällivare, in Lapponia, che scrive una lettera alla figlia quindicenne dove le parla della vita e della sua complessità attraversando saperi e discipline, certamente da Pivato tanto amate: la fisica, le neuroscienze, la filosofia, la religione.
«Ascoltami, non dire nulla» è una breve ma densa riflessione sul senso della vita, della morte, del dolore. Sbaglieremmo, però – come sottolinea sempre Meldini – se volessimo trovare una sorta di atto testamentario dell’autore in questo scritto, o un’autobiografia cifrata. L’unico elemento autobiografico è dato dagli studi, interessi ed esperienze di Marco Pivato che, riga dopo riga, usa per dipanare le complessità emotive ed umane, grazie a leggi fisiche e massime filosofiche millenarie.
A tratti un’eco del chimico deandreiano, quando la scienza finisce per mischiarsi all’amore, che Pivato spiega con il secondo principio della termodinamica, definendolo «uno status naturale: darsi agli altri, infatti, significa rispettare, senza fatica, la naturale tendenza dell’energia a uscire dal luogo in cui ce n’è di più e fluire nel luogo in cui ce n’è di meno».
Il protagonista è ritornato dopo dieci anni di assenza in Sicilia, nella spiaggia di Sant’Agata, ed è qui che vivono le sue riflessioni per la figlia, tra i ricordi, tra il tempo di un’alba e di un tramonto.
«Non avrei mai saputo chi sono perché chi sono dipende da chi lo chiede»: così riflette lo scienziato, e di certo è il pensiero di chi rimane, con lo sguardo della memoria rivolto a chi ci ha lasciato sempre troppo presto, ma in compagnia di quanto più prezioso ci possa essere: le sue parole.