Dammi tempo

Anche le parole che ora diciamo

il tempo nella sua rapina

ha già portato via

e nulla torna

(Orazio, Odi)

Ora solare. Stanotte l’orologio è stato spostato un’ora indietro. Apparentemente un concetto assurdo, illogico. Non si può andare indietro nel tempo. Eppure non ricordo nessuno che abbia mai sollevato delle perplessità o dubbi sulla questione. Tutti accettiamo come un fatto di natura il cambio di ora legale e ora solare, che poi sono semplici numeri.

La nostra vita è governata dai numeri. Numeri che misurano qualsiasi cosa. Già da quando nasciamo, veniamo pesati e misurati in modo accurato. Eccoci diventati già due cifre, pronte a essere servite per il giudizio altrui: pesa poco, troppo, va bene così. In arrivo anche i paragoni: diventerà alto come la mamma, come il babbo.

Il giorno di nascita, anch’esso un numero: coincide con un segno zodiacale, con la nascita di qualcuno, con la morte di qualcun altro, con un avvenimento storico.

I numeri continuano, scandiscono i mesi di vita finché si perde il conto e bisogna dividere per 12 per capire l’età: «mio figlio ha 27 mesi». Ah.

Arrivano le elementari, il conteggio delle classi, i voti fino almeno alla maggiore età. Poi arrivano i numeri delle buste paga, dei voti universitari, del voto di laurea, i tassi del mutuo, le ore di lavoro, la rata dell’affitto, i valori delle analisi del sangue, i gradi della temperatura, e gli stessi anni che passano.

Per un bambino che non sa neanche contare è inconcepibile dare un significato alla vita sotto forma di numero, sotto forma di tempo, eppure a un certo punto ne veniamo talmente inglobati che ne saremo schiavi, fino alla morte, quando qualcuno segnerà altri numeri sulla nostra lapide, per descriverci l’ultima volta, sempre numericamente.

Il numero ha iniziato a decretare ciò che è buono da ciò che non lo è, in una specie di scala di valori universale, in una smania del misurabile che non si può più evitare.

Cosa è rimasto di tutto quello che invece non è misurabile, a partire da noi stessi? Il primo e più pressante numero è quello dell’età, e dell’inevitabile “tempo che passa”. Parlando con tante persone, mi accorgo che hanno la mia stessa inquietudine nei confronti di questo non ben definito fenomeno. Il tempo “passa”, qualsiasi cosa significhi, e questa cosa non ci piace. Il tempo stesso è misurabile, o meglio, lo abbiamo voluto misurare.

Possiamo però dirci davvero racchiusi in quello che definiamo “tempo”? Per capirlo si dovrebbe dare innanzitutto una definizione al tempo. Sembra banale, non lo è. Vado sulla Treccani, che ci illude di un sapere universale. Iniziamo malissimo: alla voce “tempo” ci sono dieci definizioni. Dieci. Il testo che segue il lemma è molto lungo e articolato.

La prima definizione del tempo: «l’intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro, vista volta a volta come fattore che trascina ineluttabilmente l’evoluzione delle cose o come scansione ciclica e periodica dell’eternità, a seconda che vengano enfatizzate l’irreversibilità e caducità delle vicende umane, o l’eterna ricorrenza degli eventi astronomici; tale intuizione fondamentale è peraltro condizionata da fattori ambientali e psicologici e diversificata storicamente da cultura a cultura».

Pensavo di trovare una semplificazione, mi sbagliavo. Provo a darla io: il tempo è la rappresentazione del modo in cui gli eventi si susseguono rapportandosi tra loro.

Sembra semplice, ma non lo è. Il tempo è qualcosa d’altro, e lo spiega il fisico divulgatore Carlo Rovelli nel libro L’ordine del tempo: «pensiamo comunemente il tempo come qualcosa di semplice, fondamentale, che scorre uniforme, incurante di tutto, dal passato verso il futuro, misurato dagli orologi. Nel corso del tempo si succedono in ordine gli avvenimenti dell’universo: passati, presenti, futuri; il passato è fissato, il futuro è aperto… Bene, tutto questo si è rivelato falso».

Il tempo non è esattamente quello che ci hanno sempre abituato a pensare. Il tempo, spiega Rovelli, scorre più veloce in montagna e più lento in pianura. La massa altera la natura dello spazio-tempo. Il tempo è modificato anche dalla velocità.

Sono concetti complessi e serve appunto tempo oltre che pazienza per capirli, e non del tutto. Forse con la lettura del mondo attraverso la fisica, che è qualcosa di diverso dalla matematica che è “solo” una sorta di alfabeto universale per leggere i fenomeni, potremmo venire in parte a capo di questo enigma che è fonte di estrema felicità e angoscia per l’umanità da quando essa esiste, in quanto ha coscienza.

Ora sono le 17:00, è già buio, ieri sarebbero state le 18:00, oggi sono le 17:00. Anzi le 17:01. è tutto normale, è il tempo che “scorre”.

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