Di cultura e altre sciocchezze

Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi.
Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.

Italo Calvino

Nei giorni precedenti alla formazione del nuovo governo sammarinese sento parlare di ‘Segreterie più importanti’ e Segreterie ‘minori’. In particolare, la Segreteria alla cultura, all’istruzione.

Già. Perché non si maneggiano dei gran soldi, perché non si decide delle sorti del paese (sempre economiche ovviamente).

La Segreteria alla Cultura come un contentino, insomma. La Spartizione delle Segreterie, ovvero di quelle 8 persone che decideranno sostanzialmente del destino di migliaia, null’altro è che un gioco politico, un gioco di potere, una spartizione tra chi ha il diritto supremo di averne di più, e invece chi buono buono deve accontentarsi di meno. Questioni tra partiti. È da qui che si capisce quanto la politica e tutto ciò che le ruota attorno sia lontanissimo e distante dalla gente, dall’umanità, dalle cose importanti.

Ma cos’è questa ‘cultura’? La ‘cultura’ innnazitutto è una parola che non ha un’accezione ‘alta’: non c’è quella ‘alta’ e quella ‘bassa’, come molti credono, sociologicamente la cultura è una e una sola, e ingloba tutte le caratteristiche e tradizioni di un popolo, da quelle più becere a quelle più nobili, e ingloba tutte le forme di espressività, da quelle più banali a quelle più elevate.

La cultura forma le idee e forma un popolo, decreta cosa sarà quel popolo, e decreta che scelte economiche, politiche e diplomatiche prenderà nelle cosiddette ‘Segreterie importanti’. Ad esempio, riconoscere la Palestina come Stato.

La scuola – pare banale dirlo ma occorre ricordarlo – forma le menti future, i futuri governanti,  non dovrebbe solo insegnare nozioni, formule, ma anche la comprensione, la condivisione, la gentilezza, e tutto ciò che riguarda il vivere sociale e civile. La scuola determina spesso le future scelte lavorative, la scuola è alla base di qualsiasi società che si voglia chiamare tale.

Parimenti, qualsiasi evento culturale, dalla commedia dialettale alla lectio magistralis all’università, alla tombola di Natale, creano e formano l’humus di una comunità, creano valori simbolici, e non solo nozionistici, che gettano le basi per un interesse non solo privatistico e individuale, ma comunitario, il cosiddetto ‘bene comune’: espressione così orribilmente stuprata e seviziata ultimamente che già mi sono pentita di averla usata.

E. Durkheim, sociologo francese, ritiene che ogni società si stabilisce e permane solo se si costituisce come comunità simbolica. Durkheim attribuisce grande importanza alle rappresentazioni collettive, cioè insiemi di norme e credenze condivise da un gruppo sociale. Esse sono considerate da Durkheim vere e proprie istituzioni sociali che costituiscono il cemento della società, consentendo la comunicazione tra i suoi membri e mutando con il cambiamento sociale.

Se ne potrebbe parlare ancora a lungo ma voglio fermarmi qui. Ecco, tutto ciò è cultura. Così ‘minore’, a quanto pare. Ma la cultura non è ‘buona’ a prescindere, per via di tutte le definizioni elencate sopra. La nostra cultura, eccola: è anche quella che a scuola mi ha fatto studiare tante nozioni di economia, comprese le società anonime e il segreto bancario, senza però dirmi a cosa in realtà servissero. La nostra cultura, quella che separa il concetto di ‘ambiente’ da quello di ‘territorio’, e fa pensare alla gente che sia cosa buona e giusta continuare a cementificare perché così le imprese edili lavorano e c’è lo stipendio. La nostra cultura, che fa richiedere sempre nuovi loculi e continui sventramenti del monte Titano, per lasciare spazio a nuove tombe. La nostra cultura, che fino all’altro ieri non voleva altro che strade, centri commerciali, società di leasing e posti in banca per i figli, mentre ora fa improvvisamente nascere dal nulla Festival del Cinema, Festival degli Anime giapponesi, quando fino all’altro ieri è stato sputato in faccia a chi tentava di portare tramite festival o altro la ora tanto sbandierata ‘cultura’.

Eggià, la cultura. Ora vedrete come tutti si riempiranno la bocca di ‘cultura’. Scommettiamo? Perché non si può più parlare di tante cose, (soprattutto perché l’Italia non vuole) e allora bisogna ingegnarsi a trovare qualcos’altro di cui parlare, qualcos’altro da presentare come programma di governo, ora che le conferenze stampa pre-elezioni sono terminate.

La cultura sarà sulla bocca di tutti, così come ad esempio il famigerato parco scientifico tecnologico, che pare ormai essere il Paese dell’Utopia… ma noi siamo in attesa. A proposito, c’è chi già parla di un ‘parco’ che ospiterà tanta tecnologia, talmente tanta che qualcuno dice ci saranno dei server dove chi vorrà, potrà venire a San Marino, paese estero, a depositare/nascondere file, memoria di aziende, gruppi, singoli. Stratosferici e inimmaginabili bit depositati e magari criptati… ah, la tecnologia, la cultura!

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