20 motivi per cui vale la pena leggere ancora Pasolini

Il 2 novembre 1975 veniva assassinato Pier Paolo Pasolini. Senza fare ancora una volta retorica nostalgica, ecco 20 motivi per cui vale la pena leggere i suoi scritti oggi

  1. Per capire perché ci sono ancora gli omicidi di Stato
  2. Per capire perché gli omicidi di Stato rimangono sempre impuniti
  3. Perché a scuola non lo faranno mai studiare
  4. Per non far estinguere le lucciole, almeno nella fantasia
  5. Per chi crede nella Bellezza
  6. Per capire qual è il vero pericolo per la democrazia in Italia
  7. Per riconoscere il fascismo nei gesti e nelle parole, non nei partiti
  8. Per capire cos’è il Potere
  9. Per ricordarsi cos’è il vero cristianesimo
  10. Per capire perché si dice che destra e sinistra sono uguali
  11. Per capire che è l’antica cultura contadina ad aver costruito l’Italia
  12. Perché lui già parlava di decrescita e di insensato sviluppo
  13. Per capire che chi comanda veramente non è la politica
  14. Per chiedersi quali sono i capri espiatori e chi i veri colpevoli
  15. Per avere il coraggio di esprimere sempre le proprie idee
  16. Per acquisire consapevolezza dei mutamenti antropologici causati dai media
  17. Per capire quando la violenza deriva da una frustrazione sociale e dal vuoto
  18. Per essere consapevoli del potere manipolatorio del linguaggio
  19. Per non rendere inutile la sua morte
  20. Ognuno troverà poi ha un suo personale motivo per leggerlo, amarlo, e anche odiarlo; il mio motivo è che ogni volta che lo leggo ricevo uno schiaffo contro quel sedimento di indifferenza nei confronti di altri al di fuori di me, quell’indifferenza che come la polvere tenta di albergare nel cuore di ogni uomo ancora e ancora; quell’indifferenza che ci fa egoisti e ciechi di fronte ai cambiamenti, che ci fa voltare la testa dall’altra parte. Leggere Pasolini significare scegliere di guardare in faccia non chi ha la verità, ma chi ci mostra una via per cercarla.
Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

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Amen.

“La sua Chiesa ha dimostrato in passato che la purificazione si può ottenere bruciando le persone. Il nazismo sta semplicemente facendo la stessa cosa su grande scala”.

Si può fare un elenco dei più grandi crimini di cui nel corso nei secoli si è macchiata la Chiesa Cattolica? No. Ci vorrebbero troppe pagine. Per gli interessati, rimando al “Libro nero del Cristianesimo” scritto da Jacopo Fo, Sergio Tomat e Laura Malucelli. I crimini della Chiesa non consistono però solo di azioni, ma anche di quello che non è stato fatto, del silenzio assenso. Un caso su tutti, è la vicenda dell’Olocausto, lo sterminio di milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il film “Amen.” Del regista C. Costa Gavras racconta proprio questa storia. O meglio, racconta la storia vera di Kurt Gerstein, un chimico ufficiale delle ss. Gerstein scopre che lo Zyclon B, da lui realizzato per le disinfestazioni, viene utilizzato per gassare gli ebrei. A fronte di questa ributtante scoperta, inizia a contattare gli ambienti cattolici, auspicando che si faccia qualcosa per fermare lo sterminio. Di fronte a sé non troverà altro che muri. Solo un giovane gesuita, padre Riccardo, affronterà questa battaglia contro il silenzio, ma sarà solo contro tutti. L’unica speranza è che una persona dotata di Potere come il papa Pio XII si esprima contro lo sterminio e denunci pubblicamente al mondo ciò che già alcuni sanno. Il papa però non farà niente, non dirà niente, e i motivi per cui non l’ha fatto possono essere molteplici, gli storici (soprattutto quelli cattolici) li stanno ancora cercando, ma credo che nessun motivo sia sufficiente. In questo caso il silenzio parla da solo. C’è da dire però che Pio XII come un buon papa e cattolico che si rispetti, manifestò antisemitismo nonché uno spiccato anticomunismo. E si sa, ai nazisti non piacevano i comunisti… Purtroppo un tema così importante e scioccante non è trattato con grande maestria filmica. Nonostante stimoli lo sbadiglio su tutti i punti, ci sono però delle immagini che non si dimenticano. Non viene mai mostrata una camera a gas. Le uniche immagini che ci suggeriscono l’orrore sono i treni merci che partono pieni (di ebrei) e vengono poi inquadrati completamente svuotati, insieme allo sguardo di Gerstein quando gli viene mostrato dallo spioncino quello che avviene nelle camere a gas. Lo spettatore non vede niente, però capisce. Capisce soprattutto quando viene mostrato il cardinale che offre rifugio in Argentina a un gerarca nazista, colui che nel film afferma: “La sua Chiesa ha dimostrato in passato che la purificazione si può ottenere bruciando le persone. Il nazismo sta semplicemente facendo la stessa cosa su grande scala”. AMEN.